Addio?

E con questo fanno due. Lo scrivo solo nel rispetto di quelle tre o quattro persone che leggevano i miei post (includendo una media di due visitatori casuali al giorno). "Anche" Includetemi Fuori muore qui. Le migliaia di parole scritte, cantate, urlate, sospirate e celate interrompono il loro flusso in queste poche righe. Non mi sono stancato di scrivere, non potrei mai. Ho deciso di smetterla con frivolezze e quisquilie. Voler scrivere non significa dover scrivere, e questo avamposto telematico si stava mutando più in un dovere che in un piacere. Sicuramente continuerò chissà dove, ma non qui. E non per chi non sa leggere tra le righe altro che uno stupido ticchettio di tasti.
Non bisogna aver paura degli addii. Un addio rende solo più dolce il momento del ritorno.

"E casomai non vi rivedessi... buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!"
Jim Carrey "The Truman Show"

Tariffa Vs Poesia

Le casse del "Ragano" urlano una qualche canzone degli Oasis. Nella mia testa per adesso non c'è posto per loro, quattro ragazzotti di belle speranze che hanno mantenuto le aspettative fino a un certo punto, ma ancora troppo lontani da quegli altri quattro di Liverpool a cui sono stati paragonati. Un pò di posto l'hanno trovato un gruppo completamente diverso, che di recente allieta i miei viaggi in Metro. Latte e i Suoi Derivati, non saranno da Grammy, ma devo dire che dopo la figura di merda che incosapevoli mi hanno fatto fare l'altro giorno in Metro, li apprezzo ancora di più. "... se la grande collina ancora crescerà. Lei rispose... collina de che???". Fragorosa risata. Silenzio. Sguardi vitrei. Figura di merda.
Ho scritto t'amo senza scatto alla risposta sulla sabbia. Se Franco I e Franco IV (chi cazzo sono? Quelli di "Ho scritto t'amo sulla sabbia" no!? Ignorantoni) dovessero musicare quello che ho appena fatto, uscirebbe una cosa del genere. O magari potrebbe uscirne un film intitolato "Pensavo fosse amore invece era una tariffa". Vabbè il succo è che non ho mai fatto cose del genere per qualcuna, questo è il corteggiamento più assurdo e pazzo che abbia mai portato avanti. Anzi, visto quello che sto facendo, probabilmente non so se si può davvero parlare di corteggiamento per quanto riguarda il passato. Tutte le esperienze passate in confronto ad adesso sembrano tiepide dichiarazioni d'intenti. "Sai, mi piaci, prendi sto fiore". Stavolta è "E' lontano da via Cilea?". Certo però, che ostichezza!
Il caldo si fa insopportabile. Soprattutto subirlo all'ombra di un Pc acceso (ombra metaforica, si crepa d'afa). Questo è tempo di mare, acqua, sabbia, ombrelloni e Cuccioloni. Caffè freddi, crema che credi essere protettiva e poi si scopre abbronzante, asciugamani bagnati e panati. Costumi striminziti, capezzoli in bella vista, occhiali da sole e occhiali che si rivela sòle. Vesciche da svuotare in acqua, e li riconosci subito: sono quelli che sembrano aver perso il pargolo, con le braccia sui fianchi, immobili in acqua. Si fanno sgamare tutti. E con le vesciche io chiuderei. Anche oggi ho fatto un pò schifo.
Se fossi cantante te lo canterei. In quanto pubblicitario, scriverò una brochure.

"Clicca Qui"
Remi Gaillard "Disco Elevator"

Il Fumo Stressa

Ho il cervello in fumo. Non è che sono stressato, intendo proprio "nel fumo". Sono giorni che lavoro sulle sigarette. Ormai la compianta TIM è stata rimpiazzata dalla monolitica Philip Morris. Tra il cane Chester e quella baldracca di Virginia Slim, il mio cervello sta bruciando come un mozzicone di sigaretta. E tutto questo non fa che aumentare i miei rapporti col fumo. Da occasionali a frequenti, fino ad arrivare a oggi, cioè assidui. Non mi fa bene, lo so, tanto al portafogli quanto alla salute (beh, forse alla salute un po' di più). Ma è un vizio, e per giunta piacevole. E si sa, il lupo perde il Tizio ma non il Caio. E il Sempronio? Sto divagando.
Stasera finalmente apre il ciclo dei concerti estivi di Roma. A dir la verità ne ho avuto un primo assaggio con "I Ratti Della Sabina" e "Morgan", ed è stato un primo assaggio veramente gustoso. Ora si comincia sul serio, e stasera alla Festa Dell'Unità in quel di Caracalla mi preparo ad assistere al concerto dei "Modena City Ramblers" (con il gradito supporto dei "Libero Brigantaggio"). E' già la seconda volta per me, ma non mi stancherò di certo di urlare che "... a vent'anni la vita è oltre il ponte! A vent'anni comincia l'amore!". Come non mi stancherò di cantare la loro dolce "Ninnananna", senza chiedermi a chi l'abbiano dedicata, perché nella mia testa quella canzone appartiene a una persona sola.
Sono ancora cotto. Non parlo solo del cuore, ma anche della mia pelle. Sono giorni che giro con una calzamaglia violacea indosso. Ragazzi, non è una calzamaglia, è la mia pelle! Non fa male come dovrebbe, o meglio come al solito. Fa meno male, forse perché stavolta ho avuto la bontà (bontà verso me stesso) di mettermi una crema protettiva (poco). A livello estetico è cambiato poco: sembro il Gabibbo, solo molto meno intelligente.
Cominci col venire al mondo, poi passi la vita cercando di venire ancora.

"Ma tra un giorno da leone e cento da pecora non se ne potrebbero fare cinquanta da orsacchiotto?"
Massimo Troisi

Lo Sciopero Dei Mezzi Termini

I santi stanno arrivando. Scenderanno sulla nostra terra, con le loro ali di pioggia a coprire il marcio che strangola il mondo. No, non è il trailer del nuovo film di Swarchenegger. Solo non sapevo come cominciare. Ora che ho cominciato, posso andare avanti.
No Compromise. Questa è la regola. Nessun compromesso, neanche quando si lavora. Beh, farsi beccare dal megadirettore nel suo ufficio privato a bere birra è veramente "no compromise".
Oggi lo sciopero dei mezzi ha influito non poco sul mio già precario piano di movimento mattutino. Cioè, già io non mi so regolare quando c'è da muoversi da moto a luogo cercando di rispettare un orario, poi ci metti la Metro A chiusa, niente autobus tram, io a Termini e il lavoro a Piazza Cavour. Si prospetta un quadro non dei migliori. Alle 9.30 di stamattina mi fanno "Prendi un Taxi". L'abbondante percentuale di sangue marchigiano nelle mie vene comincia a ribollire. "Un taxi!? Ma siamo matti! Piuttosto a piedi!". E infatti, i miei sandaletti hanno cominciato a percorrere i viottoli di Roma, cercando riparo da un sole cocente. Sì, perché aggiungi che io sono mezzo (ma anche tre quarti) ustionato per colpa della giornata passata ieri in quel di Terracina. Insomma, per farla breve, in un'ora e mezza riesco ad arrivare in agenzia, molto in ritardo, molto stremato. E adesso sono qua che scrivo. Comincia bene questa settimana.
Comunque nel tragitto, mi è successa una cosa bellissima, difficile da spiegare, bisognava esserci. Mentre camminavo, con l'iPod che suonava nelle mie orecchie "I don't feel like dancing" delle Scissor Sisters, mi si pone davanti una suora. Proprio una suora, che comincia a camminare avanti a me. Ma non normale, aveva un'andatura molto sciolta, un po' danzereccia. Insomma, immaginatevi 'sta suora che si muove un po' come Sister Act e quella musica nella mia testa. Poi aggiungi dei movimenti strani che faceva con le mani. Ecco, e lì dietro immaginate me che rido senza motivo. Sono pazzo?
Il bello del realizzarsi è che più il tempo passa più capisci che manca ancora un pezzo per completarti veramente.

"Non chiederti se sia giusto o sbagliato. Se qualcosa dentro si muove, lascia che si muova insieme a te"
Marvin Gaye "Let's get it on"

L'Anticamera Dei Sogni

Ti senti piccolo. Ti senti piccolo perché stretto in un abbraccio morbido, che non fa male e nel quale non avresti mai pensato di trovarti comodo. Ti senti piccolo perché per te è un po' come tornare bambino, quando cercavi un rifugio lontano da sguardi adulti. E' questa la sensazione che provi, nascosto sotto la reversina della tua coperta, uno spazio minuscolo e indifferente alla maggior parte della persone. Tutta quella gente che vede in un semplice letto solo un semplice letto. Semanticamente ineccepibile, ma non è così. Tu sai che quel letto è la culla di tutti i tuoi pensieri, dei tuoi problemi, delle tue vittorie e delle tue paure; di tutte quelle cose che ti tengono sveglio o che ti lasciano dormire beato. Quel buio e angusto spazio dove si concentrano i tuoi respiri è l'anticamera dei sogni. Tu sei sempre lì, infastidito dal LED rosso di quel televisore, e da tutto il rosso che colora il mondo. Non hai il coraggio di affacciarti di fuori, forse per la paura di perdere quei metri di sonno che hai rosicchiato pian piano. Già, perché la notte tu il sonno lo conquisti. Non ti viene regalato quel sonno, con la vita che durante il giorno ce la mette tutta per toglierti il piacere della notte. Tu non ti arrendi, con pazienza sei lì a scansare tutti i problemi, a trovare loro una soluzione, fino a trovare troppo spesso soltanto un posto dove parcheggiarli. Lotti per dormire. Poi capita che trovi quel coraggio di affacciarti, e lo fai. Scansi con la mano la coperta, metti bene a fuoco. Sono le 7.51. Ha vinto la vita stanotte. Domani avrai la tua rivincita.

Posted at So Quello Che Vuoi

Fra Le Braccia Di Un Angelo

Passi il tuo tempo aspettando una seconda occasione, ma questo non vuol dire che sia andato tutto a puttane una sola volta. Aspetti quella svolta che sistemerà tutto, che ti farà credere che il dolore non esiste. Ma il dolore esiste, e c'è sempre qualche motivo per non sentirsi pienamente felici e per arrivare strisciando alla fine della giornata. Tu provi a distrarti. Cerchi qualcosa che ti liberi da questo tormento, affinchè i ricordi fluiscano dalle tue vene e ti permettano di sentirti leggera. L'unico modo che conosci per trovare un pò di pace in queste sere.
Non riesci più a sopportare come va il mondo. Ovunque ti giri ci sono avvoltoi e amici che ti pugnalano alle spalle, mentre quel temporale sembra non voglia placarsi mai più. Per sentirti al sicuro costruisci muri di bugie, che inventi per la paura di tutto quello che ti manca. Ormai non fa differenza scappare un'ultima volta, vero? E' più facile credere in questa gloriosa tristezza che in una dolce follia, perchè temi di non poterla sopportare.
Ma un giorno cederai a quell'angelo. Quell'angelo che ti porterà via da quella camera fredda e buia e da quell'infinito di cui hai tanta paura. Quell'angelo che ti salverà da quella sporcizia e dal tuo silenzioso sognare. Sarai nelle braccia di un angelo, che ti cullerà sussurrandoti una dolce ninnananna. E troverai quel conforto, perchè ne hai bisogno.

Inspired By "Angel"

Niente Paura

Rieccoci qua. Sempre per lo stesso motivo: noia. O meglio, noia da fancazzismo. A parlare poi di che? Che ne so, fate una domanda. Sì, è finita la scuola/università/circolo ricreativo, siamo tutti contenti. Anche se mi mancheranno tutti i personaggi che hanno affollato quelle aule. No, non li elencherò in maniera sarcastica. Scontato. Meno scontato non parlarne proprio.
Chi sarà più cocciuto dei due? Non lo so, io dalla mia parte ho una sana piccola dose di irresponsabilità e una enorme e forse meno sana dose di... sì, quella cosa là, non fatemi dire che mi vergogno. Mi dispiace, ma voglio provarci. Devo provarci, e stavolta davvero. Perché ho denunciato freddezza e distacco a quei tempi. Ma sono stato così stupido a non accorgermi che quello freddo sono stato proprio io. Maledetta paura.
Stanno per cominciare i saldi. 'Sti cazzi direte voi, non siamo mica in una puntata di Sex & The City. Già, però stavolta ho voglia di fare grandi spese, cambiare un po', rinnovarmi. Avete capito bene, scordatevi il vecchio Simone. Da domani, guepierre e tacchi a spillo. Fashion!
In una partita a scacchi con la morte, vincerei con un due a bastoni. E' incredibile quanto io sia fortunato. Sabato ad esempio, al lavoro è stata una pacchia. Consci del mio potenziale, i colleghi mi hanno praticamente invocato: "Oh Simone dal Gran Deretano, fai sì che nessun camion intralci il nostro cammino di perdizione verso il fancazzismo!". Detto, fatto. Un intera serata ad aspettare merce che non è mai arrivata. Una serata da riempire insomma. Detto, fatto. Tra birra, dolci, patatine e a grande richiesta (dopo tre anni di onorato servizio) anche gelati per tutti. Ma è pur vero che non si può mangiare e fumare per sette ore di seguito. Detto, fatto. Si prendono due pedane, si costruisce una porta rudimentale, si chiama la Sicurezza (una garanzia proprio!) e si mette su una tedesca alla buona, giù in magazzino. Così dopo due ore, sudati e a petto nudo che manco i rumeni, finalmente l'agognata campanella ci manda tutti a casa. Mi sono goduto questo sabato, perché so che per un motivo o nell'altro, probabilmente non ce ne saranno più.
Ogni lasciata è persa. Però se cerchi bene magari la ritrovi.

"O il mio orologio si è fermato, o quest'uomo è morto"
Groucho Marx

Ricordi

Le acque del fiume erano tutt'altro che terse. Narciso stesso avrebbe versato lacrime specchiandosi nella corrente, che riusciva a portarsi dietro tutto fuorché i pensieri che affollavano la mente di quel ragazzo. Camminava a passo lento lungo il sentiero, un po' per stanchezza, un po' per la sua innata pigrizia. Era a pochi metri dalla riva e a vederlo così, a testa bassa, sembrava assorto ad ascoltare il gorgoglio delle piccole onde che increspavano le acque. Sembrava solo. Ma bastava voltare lo sguardo un po' più a destra per vedere tutti i suoi amici, che si agitavano e ridevano. Lui era una macchia lì in mezzo, sporcava con la sua camminata stanca il vigore di quel piccolo gruppo di ragazzotti. Eppure era lì, chissà perché. Forse perché il miglior metodo per dimenticare è non pensare, e dicono che basti fare altro per riuscirci. Lui in quel momento pensava quanto fosse stupido cercare di dimenticare. Pensava alle acque, che erano sempre state lì, ma non si erano mai fermate. Pensava agli amici, che sono tutto quello che un uomo può avere, prima che una donna te li porti via. Pensava a quel sentiero, il ricordo di lunghe passeggiate a parlare per cercare di comprendere, a restare in silenzio per imparare a capirsi. E quel fiume sempre lì, al loro fianco ad annuire. Poi tutto improvvisamente sparì. Tutto in verità restò dov'era, ma nella sua mente non aveva più importanza. Sentiva la mano di lei stringere la sua. Non dovette neanche girare la testa per vederla, gli bastò sentirla per sapere che c'era. Aveva mille domande per la testa, ma evitò di guardarla negli occhi per il timore di trovarci tutte le risposte. Alla fine disse "Dove sei ora?". Gli chiese questo. Glielo chiese sapendo che questo non avrebbe cambiato nulla. Lei non rispose. Ma col suo sguardo avvolse tutto quello che era lì intorno. Lui lo sentì, e come in quei loro silenzi andati, riuscì a capire il senso. In quello stesso momento la sua mano si sciolse in lacrime in quella di lui, e tutto intorno apparve quello che lei aveva lasciato. E che lui sapeva non aveva lasciato affatto.

Ti voglio bene. Ovunque tu sia e non sia.

Dal Genio Di Carlo Colloqui

Continuano a raccontarci favole. E se è vero che "ogni favola è un gioco", qui non è vero che chi l'ha dura la vince. Con questi dello IED non c'è proprio speranza. Dovrebbero scriverlo sul loro sito. Una bella rubrichetta intitolata "Provati". Le impressioni a caldo, quasi tiepido, di chi ha provato il triennio IED e ne è uscito provato. Poi voglio vedere se i trepidanti futuri iscritti, quando andranno a leggere i nostri pareri, avranno ancora voglia di sganciare la modica, e mo' ve la dico, cifra di 7 mila Euro annui, spiccio più spiccio meno. Oggi sono un po' polemico. Non voglio polemizzare, non è stato tutto negativo. Ma deludente sì, per molti. Sarà che invece di indirizzarci al mondo del lavoro, ci hanno dato un piccolo assaggio di come sarà la vita.
Non lo so. E' brutto certe volte non avere parole. Molto brutto e degradante, soprattutto per un copywriter (o presunto tale). Ma peggio ancora è averle, e sapere di non poterle usare. Strozzarle prima che possano far danni, o semplicemente strozzarle per paura di farne ancora. Io di recente mi sento un serial killer di pensieri. A tanti ho chiuso la bocca, morti e sepolti nella mia spaziosa testa (spaziosa perché vuota). Eppure ne conservo i corpi, ancora caldi. E come un improbabile Dr. Franknstein sono pronto a irradiarli d'elettricità per poi gridare "Vivi!", e magari riuscire a infilarli in qualche dove. Tanto per non avere rimorsi.
Non capisco che cazzo vuole. Giuro, mi sono fatto mille domande e risposto ad altrettante. Ma come direbbero i Ratti "Perché sarà ignoranza, ma in fondo a tutte le risposte ho una domanda che mi avanza". Che poi forse la risposta è quella più semplice: è una stronza. Anzi, ne sono sicuro. Se sapevo sarebbe stato così andavo a vendere accendini nel Gargano. Altro che agenzia. Arpia di merda.
Ma parliamo dei Tokyo Hotel. Ma anche no.
Non sono sicuro delle mie certezze.

"La musica fa sempre il proprio dovere, la prendi un secondo si lascia trombare. Poi va con un altro e tu non si sa con chi vai. Però te la godi sapendo che ci tornerai..."
Luciano Ligabue "In pieno Rock 'n Roll"

Mi Butto A Pesce

Un suicidio. Davvero, è come buttarsi all'ammazzatora. E' come andare in un concessionario, comprare un Porsche Cayenne, uscire e dirigersi a 180 Km orari verso un muro di cemento armato fino ai denti, sperando che dall'airbag esca la Ferilli. Sono masochista? Sono all'ultima spiaggia? No, per carità. Sono solo un po'... pazzo! Comunque, in altre circostanze, sarebbe stato spettacolare. Una cosa da far accapponare i capezzoli. Invece, così come stiamo combinati ora, non c'è modo di sapere cosa succederà. Chissà se mi arriverà una ciabatta tra capo e collo. Più probabilmente ci limiteremo a un sorriso. Sarebbe già tanto. Tanto e niente.
Oggi è la settimana IED! Ho preso le ferie. Dovevo. Ho preso le ferie e poi mi chiama il caporeparto e mi fa "Mi faresti il favore di coprire un turno che il tuo collega non c'è". E io "Attaccate e tira forte!". Se, magari. Come al solito, maledetta bontà d'animo, sono andato. Alle mie condizioni (in ritardo di un'ora), ma sono andato. Quindi ciccia, niente riposo neanche 'sta settimana. Ci riconsoliamo con la spettacolare e fantasmagorica festa IED? Non credo.
Pensavo "Sono diventato un po' volgare". Sì, in effetti sono molto diverso da 4-5 anni fa, quando non dicevo una parolaccia. Qualche doppio senso al massimo, ma mi ero ripromesso di non turpiloquiare. Poi invece ho scoperto la potenza evocativa che si cela dietro a un "cazzo" o a un "vaffanculo". Però penso di essermi fatto prendere troppo la mano. Questa non è una critica verso chi ne fa un uso. Ma ad esempio, ho sempre pensato che far ridere con le parolacce sia molto più facile e molto meno nobile. Che gusto c'è a infilare un culo e due tette in una frase per provocare la risata? Non c'è creatività, non c'è ingegno, che gusto c'è? Poi sta anche in chi ride. Io rido delle volgarità, non ne posso fare a meno, anche perché si può coniugare i due mondi, ma ammiro chi riesce a far ridere senza farne uso. I parolieri, chi ti infarcisce di calembeur, o chi ha la gestualità giusta o ancora una lingua tagliente e un pensiero che va oltre. Questa è la differenza tra ridere e sorridere. Tra ridere a crepapelle e sorridere perché nello stesso tempo si prova un certo senso di ammirazione. Sì lo so, so fissato con questa cosa. Ma per me è importante. Tutto il resto è merda. Ecco, visto? Mannaggia!
Il vincente è colui il quale non ha paura di perdere.

"Quando ero piccolo tutti mi chiedevano cosa volevo fare da grande. Gli altri rispondevano: il dottore, il tranviere, l'astronauta. Io dicevo: la testa di cazzo. Sono l'unico che ce l'ha fatta."
Paolo Rossi