Addio?

E con questo fanno due. Lo scrivo solo nel rispetto di quelle tre o quattro persone che leggevano i miei post (includendo una media di due visitatori casuali al giorno). "Anche" Includetemi Fuori muore qui. Le migliaia di parole scritte, cantate, urlate, sospirate e celate interrompono il loro flusso in queste poche righe. Non mi sono stancato di scrivere, non potrei mai. Ho deciso di smetterla con frivolezze e quisquilie. Voler scrivere non significa dover scrivere, e questo avamposto telematico si stava mutando più in un dovere che in un piacere. Sicuramente continuerò chissà dove, ma non qui. E non per chi non sa leggere tra le righe altro che uno stupido ticchettio di tasti.
Non bisogna aver paura degli addii. Un addio rende solo più dolce il momento del ritorno.

"E casomai non vi rivedessi... buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!"
Jim Carrey "The Truman Show"

Tariffa Vs Poesia

Le casse del "Ragano" urlano una qualche canzone degli Oasis. Nella mia testa per adesso non c'è posto per loro, quattro ragazzotti di belle speranze che hanno mantenuto le aspettative fino a un certo punto, ma ancora troppo lontani da quegli altri quattro di Liverpool a cui sono stati paragonati. Un pò di posto l'hanno trovato un gruppo completamente diverso, che di recente allieta i miei viaggi in Metro. Latte e i Suoi Derivati, non saranno da Grammy, ma devo dire che dopo la figura di merda che incosapevoli mi hanno fatto fare l'altro giorno in Metro, li apprezzo ancora di più. "... se la grande collina ancora crescerà. Lei rispose... collina de che???". Fragorosa risata. Silenzio. Sguardi vitrei. Figura di merda.
Ho scritto t'amo senza scatto alla risposta sulla sabbia. Se Franco I e Franco IV (chi cazzo sono? Quelli di "Ho scritto t'amo sulla sabbia" no!? Ignorantoni) dovessero musicare quello che ho appena fatto, uscirebbe una cosa del genere. O magari potrebbe uscirne un film intitolato "Pensavo fosse amore invece era una tariffa". Vabbè il succo è che non ho mai fatto cose del genere per qualcuna, questo è il corteggiamento più assurdo e pazzo che abbia mai portato avanti. Anzi, visto quello che sto facendo, probabilmente non so se si può davvero parlare di corteggiamento per quanto riguarda il passato. Tutte le esperienze passate in confronto ad adesso sembrano tiepide dichiarazioni d'intenti. "Sai, mi piaci, prendi sto fiore". Stavolta è "E' lontano da via Cilea?". Certo però, che ostichezza!
Il caldo si fa insopportabile. Soprattutto subirlo all'ombra di un Pc acceso (ombra metaforica, si crepa d'afa). Questo è tempo di mare, acqua, sabbia, ombrelloni e Cuccioloni. Caffè freddi, crema che credi essere protettiva e poi si scopre abbronzante, asciugamani bagnati e panati. Costumi striminziti, capezzoli in bella vista, occhiali da sole e occhiali che si rivela sòle. Vesciche da svuotare in acqua, e li riconosci subito: sono quelli che sembrano aver perso il pargolo, con le braccia sui fianchi, immobili in acqua. Si fanno sgamare tutti. E con le vesciche io chiuderei. Anche oggi ho fatto un pò schifo.
Se fossi cantante te lo canterei. In quanto pubblicitario, scriverò una brochure.

"Clicca Qui"
Remi Gaillard "Disco Elevator"

Il Fumo Stressa

Ho il cervello in fumo. Non è che sono stressato, intendo proprio "nel fumo". Sono giorni che lavoro sulle sigarette. Ormai la compianta TIM è stata rimpiazzata dalla monolitica Philip Morris. Tra il cane Chester e quella baldracca di Virginia Slim, il mio cervello sta bruciando come un mozzicone di sigaretta. E tutto questo non fa che aumentare i miei rapporti col fumo. Da occasionali a frequenti, fino ad arrivare a oggi, cioè assidui. Non mi fa bene, lo so, tanto al portafogli quanto alla salute (beh, forse alla salute un po' di più). Ma è un vizio, e per giunta piacevole. E si sa, il lupo perde il Tizio ma non il Caio. E il Sempronio? Sto divagando.
Stasera finalmente apre il ciclo dei concerti estivi di Roma. A dir la verità ne ho avuto un primo assaggio con "I Ratti Della Sabina" e "Morgan", ed è stato un primo assaggio veramente gustoso. Ora si comincia sul serio, e stasera alla Festa Dell'Unità in quel di Caracalla mi preparo ad assistere al concerto dei "Modena City Ramblers" (con il gradito supporto dei "Libero Brigantaggio"). E' già la seconda volta per me, ma non mi stancherò di certo di urlare che "... a vent'anni la vita è oltre il ponte! A vent'anni comincia l'amore!". Come non mi stancherò di cantare la loro dolce "Ninnananna", senza chiedermi a chi l'abbiano dedicata, perché nella mia testa quella canzone appartiene a una persona sola.
Sono ancora cotto. Non parlo solo del cuore, ma anche della mia pelle. Sono giorni che giro con una calzamaglia violacea indosso. Ragazzi, non è una calzamaglia, è la mia pelle! Non fa male come dovrebbe, o meglio come al solito. Fa meno male, forse perché stavolta ho avuto la bontà (bontà verso me stesso) di mettermi una crema protettiva (poco). A livello estetico è cambiato poco: sembro il Gabibbo, solo molto meno intelligente.
Cominci col venire al mondo, poi passi la vita cercando di venire ancora.

"Ma tra un giorno da leone e cento da pecora non se ne potrebbero fare cinquanta da orsacchiotto?"
Massimo Troisi

Lo Sciopero Dei Mezzi Termini

I santi stanno arrivando. Scenderanno sulla nostra terra, con le loro ali di pioggia a coprire il marcio che strangola il mondo. No, non è il trailer del nuovo film di Swarchenegger. Solo non sapevo come cominciare. Ora che ho cominciato, posso andare avanti.
No Compromise. Questa è la regola. Nessun compromesso, neanche quando si lavora. Beh, farsi beccare dal megadirettore nel suo ufficio privato a bere birra è veramente "no compromise".
Oggi lo sciopero dei mezzi ha influito non poco sul mio già precario piano di movimento mattutino. Cioè, già io non mi so regolare quando c'è da muoversi da moto a luogo cercando di rispettare un orario, poi ci metti la Metro A chiusa, niente autobus tram, io a Termini e il lavoro a Piazza Cavour. Si prospetta un quadro non dei migliori. Alle 9.30 di stamattina mi fanno "Prendi un Taxi". L'abbondante percentuale di sangue marchigiano nelle mie vene comincia a ribollire. "Un taxi!? Ma siamo matti! Piuttosto a piedi!". E infatti, i miei sandaletti hanno cominciato a percorrere i viottoli di Roma, cercando riparo da un sole cocente. Sì, perché aggiungi che io sono mezzo (ma anche tre quarti) ustionato per colpa della giornata passata ieri in quel di Terracina. Insomma, per farla breve, in un'ora e mezza riesco ad arrivare in agenzia, molto in ritardo, molto stremato. E adesso sono qua che scrivo. Comincia bene questa settimana.
Comunque nel tragitto, mi è successa una cosa bellissima, difficile da spiegare, bisognava esserci. Mentre camminavo, con l'iPod che suonava nelle mie orecchie "I don't feel like dancing" delle Scissor Sisters, mi si pone davanti una suora. Proprio una suora, che comincia a camminare avanti a me. Ma non normale, aveva un'andatura molto sciolta, un po' danzereccia. Insomma, immaginatevi 'sta suora che si muove un po' come Sister Act e quella musica nella mia testa. Poi aggiungi dei movimenti strani che faceva con le mani. Ecco, e lì dietro immaginate me che rido senza motivo. Sono pazzo?
Il bello del realizzarsi è che più il tempo passa più capisci che manca ancora un pezzo per completarti veramente.

"Non chiederti se sia giusto o sbagliato. Se qualcosa dentro si muove, lascia che si muova insieme a te"
Marvin Gaye "Let's get it on"

L'Anticamera Dei Sogni

Ti senti piccolo. Ti senti piccolo perché stretto in un abbraccio morbido, che non fa male e nel quale non avresti mai pensato di trovarti comodo. Ti senti piccolo perché per te è un po' come tornare bambino, quando cercavi un rifugio lontano da sguardi adulti. E' questa la sensazione che provi, nascosto sotto la reversina della tua coperta, uno spazio minuscolo e indifferente alla maggior parte della persone. Tutta quella gente che vede in un semplice letto solo un semplice letto. Semanticamente ineccepibile, ma non è così. Tu sai che quel letto è la culla di tutti i tuoi pensieri, dei tuoi problemi, delle tue vittorie e delle tue paure; di tutte quelle cose che ti tengono sveglio o che ti lasciano dormire beato. Quel buio e angusto spazio dove si concentrano i tuoi respiri è l'anticamera dei sogni. Tu sei sempre lì, infastidito dal LED rosso di quel televisore, e da tutto il rosso che colora il mondo. Non hai il coraggio di affacciarti di fuori, forse per la paura di perdere quei metri di sonno che hai rosicchiato pian piano. Già, perché la notte tu il sonno lo conquisti. Non ti viene regalato quel sonno, con la vita che durante il giorno ce la mette tutta per toglierti il piacere della notte. Tu non ti arrendi, con pazienza sei lì a scansare tutti i problemi, a trovare loro una soluzione, fino a trovare troppo spesso soltanto un posto dove parcheggiarli. Lotti per dormire. Poi capita che trovi quel coraggio di affacciarti, e lo fai. Scansi con la mano la coperta, metti bene a fuoco. Sono le 7.51. Ha vinto la vita stanotte. Domani avrai la tua rivincita.

Posted at So Quello Che Vuoi

Fra Le Braccia Di Un Angelo

Passi il tuo tempo aspettando una seconda occasione, ma questo non vuol dire che sia andato tutto a puttane una sola volta. Aspetti quella svolta che sistemerà tutto, che ti farà credere che il dolore non esiste. Ma il dolore esiste, e c'è sempre qualche motivo per non sentirsi pienamente felici e per arrivare strisciando alla fine della giornata. Tu provi a distrarti. Cerchi qualcosa che ti liberi da questo tormento, affinchè i ricordi fluiscano dalle tue vene e ti permettano di sentirti leggera. L'unico modo che conosci per trovare un pò di pace in queste sere.
Non riesci più a sopportare come va il mondo. Ovunque ti giri ci sono avvoltoi e amici che ti pugnalano alle spalle, mentre quel temporale sembra non voglia placarsi mai più. Per sentirti al sicuro costruisci muri di bugie, che inventi per la paura di tutto quello che ti manca. Ormai non fa differenza scappare un'ultima volta, vero? E' più facile credere in questa gloriosa tristezza che in una dolce follia, perchè temi di non poterla sopportare.
Ma un giorno cederai a quell'angelo. Quell'angelo che ti porterà via da quella camera fredda e buia e da quell'infinito di cui hai tanta paura. Quell'angelo che ti salverà da quella sporcizia e dal tuo silenzioso sognare. Sarai nelle braccia di un angelo, che ti cullerà sussurrandoti una dolce ninnananna. E troverai quel conforto, perchè ne hai bisogno.

Inspired By "Angel"

Niente Paura

Rieccoci qua. Sempre per lo stesso motivo: noia. O meglio, noia da fancazzismo. A parlare poi di che? Che ne so, fate una domanda. Sì, è finita la scuola/università/circolo ricreativo, siamo tutti contenti. Anche se mi mancheranno tutti i personaggi che hanno affollato quelle aule. No, non li elencherò in maniera sarcastica. Scontato. Meno scontato non parlarne proprio.
Chi sarà più cocciuto dei due? Non lo so, io dalla mia parte ho una sana piccola dose di irresponsabilità e una enorme e forse meno sana dose di... sì, quella cosa là, non fatemi dire che mi vergogno. Mi dispiace, ma voglio provarci. Devo provarci, e stavolta davvero. Perché ho denunciato freddezza e distacco a quei tempi. Ma sono stato così stupido a non accorgermi che quello freddo sono stato proprio io. Maledetta paura.
Stanno per cominciare i saldi. 'Sti cazzi direte voi, non siamo mica in una puntata di Sex & The City. Già, però stavolta ho voglia di fare grandi spese, cambiare un po', rinnovarmi. Avete capito bene, scordatevi il vecchio Simone. Da domani, guepierre e tacchi a spillo. Fashion!
In una partita a scacchi con la morte, vincerei con un due a bastoni. E' incredibile quanto io sia fortunato. Sabato ad esempio, al lavoro è stata una pacchia. Consci del mio potenziale, i colleghi mi hanno praticamente invocato: "Oh Simone dal Gran Deretano, fai sì che nessun camion intralci il nostro cammino di perdizione verso il fancazzismo!". Detto, fatto. Un intera serata ad aspettare merce che non è mai arrivata. Una serata da riempire insomma. Detto, fatto. Tra birra, dolci, patatine e a grande richiesta (dopo tre anni di onorato servizio) anche gelati per tutti. Ma è pur vero che non si può mangiare e fumare per sette ore di seguito. Detto, fatto. Si prendono due pedane, si costruisce una porta rudimentale, si chiama la Sicurezza (una garanzia proprio!) e si mette su una tedesca alla buona, giù in magazzino. Così dopo due ore, sudati e a petto nudo che manco i rumeni, finalmente l'agognata campanella ci manda tutti a casa. Mi sono goduto questo sabato, perché so che per un motivo o nell'altro, probabilmente non ce ne saranno più.
Ogni lasciata è persa. Però se cerchi bene magari la ritrovi.

"O il mio orologio si è fermato, o quest'uomo è morto"
Groucho Marx

Ricordi

Le acque del fiume erano tutt'altro che terse. Narciso stesso avrebbe versato lacrime specchiandosi nella corrente, che riusciva a portarsi dietro tutto fuorché i pensieri che affollavano la mente di quel ragazzo. Camminava a passo lento lungo il sentiero, un po' per stanchezza, un po' per la sua innata pigrizia. Era a pochi metri dalla riva e a vederlo così, a testa bassa, sembrava assorto ad ascoltare il gorgoglio delle piccole onde che increspavano le acque. Sembrava solo. Ma bastava voltare lo sguardo un po' più a destra per vedere tutti i suoi amici, che si agitavano e ridevano. Lui era una macchia lì in mezzo, sporcava con la sua camminata stanca il vigore di quel piccolo gruppo di ragazzotti. Eppure era lì, chissà perché. Forse perché il miglior metodo per dimenticare è non pensare, e dicono che basti fare altro per riuscirci. Lui in quel momento pensava quanto fosse stupido cercare di dimenticare. Pensava alle acque, che erano sempre state lì, ma non si erano mai fermate. Pensava agli amici, che sono tutto quello che un uomo può avere, prima che una donna te li porti via. Pensava a quel sentiero, il ricordo di lunghe passeggiate a parlare per cercare di comprendere, a restare in silenzio per imparare a capirsi. E quel fiume sempre lì, al loro fianco ad annuire. Poi tutto improvvisamente sparì. Tutto in verità restò dov'era, ma nella sua mente non aveva più importanza. Sentiva la mano di lei stringere la sua. Non dovette neanche girare la testa per vederla, gli bastò sentirla per sapere che c'era. Aveva mille domande per la testa, ma evitò di guardarla negli occhi per il timore di trovarci tutte le risposte. Alla fine disse "Dove sei ora?". Gli chiese questo. Glielo chiese sapendo che questo non avrebbe cambiato nulla. Lei non rispose. Ma col suo sguardo avvolse tutto quello che era lì intorno. Lui lo sentì, e come in quei loro silenzi andati, riuscì a capire il senso. In quello stesso momento la sua mano si sciolse in lacrime in quella di lui, e tutto intorno apparve quello che lei aveva lasciato. E che lui sapeva non aveva lasciato affatto.

Ti voglio bene. Ovunque tu sia e non sia.

Dal Genio Di Carlo Colloqui

Continuano a raccontarci favole. E se è vero che "ogni favola è un gioco", qui non è vero che chi l'ha dura la vince. Con questi dello IED non c'è proprio speranza. Dovrebbero scriverlo sul loro sito. Una bella rubrichetta intitolata "Provati". Le impressioni a caldo, quasi tiepido, di chi ha provato il triennio IED e ne è uscito provato. Poi voglio vedere se i trepidanti futuri iscritti, quando andranno a leggere i nostri pareri, avranno ancora voglia di sganciare la modica, e mo' ve la dico, cifra di 7 mila Euro annui, spiccio più spiccio meno. Oggi sono un po' polemico. Non voglio polemizzare, non è stato tutto negativo. Ma deludente sì, per molti. Sarà che invece di indirizzarci al mondo del lavoro, ci hanno dato un piccolo assaggio di come sarà la vita.
Non lo so. E' brutto certe volte non avere parole. Molto brutto e degradante, soprattutto per un copywriter (o presunto tale). Ma peggio ancora è averle, e sapere di non poterle usare. Strozzarle prima che possano far danni, o semplicemente strozzarle per paura di farne ancora. Io di recente mi sento un serial killer di pensieri. A tanti ho chiuso la bocca, morti e sepolti nella mia spaziosa testa (spaziosa perché vuota). Eppure ne conservo i corpi, ancora caldi. E come un improbabile Dr. Franknstein sono pronto a irradiarli d'elettricità per poi gridare "Vivi!", e magari riuscire a infilarli in qualche dove. Tanto per non avere rimorsi.
Non capisco che cazzo vuole. Giuro, mi sono fatto mille domande e risposto ad altrettante. Ma come direbbero i Ratti "Perché sarà ignoranza, ma in fondo a tutte le risposte ho una domanda che mi avanza". Che poi forse la risposta è quella più semplice: è una stronza. Anzi, ne sono sicuro. Se sapevo sarebbe stato così andavo a vendere accendini nel Gargano. Altro che agenzia. Arpia di merda.
Ma parliamo dei Tokyo Hotel. Ma anche no.
Non sono sicuro delle mie certezze.

"La musica fa sempre il proprio dovere, la prendi un secondo si lascia trombare. Poi va con un altro e tu non si sa con chi vai. Però te la godi sapendo che ci tornerai..."
Luciano Ligabue "In pieno Rock 'n Roll"

Mi Butto A Pesce

Un suicidio. Davvero, è come buttarsi all'ammazzatora. E' come andare in un concessionario, comprare un Porsche Cayenne, uscire e dirigersi a 180 Km orari verso un muro di cemento armato fino ai denti, sperando che dall'airbag esca la Ferilli. Sono masochista? Sono all'ultima spiaggia? No, per carità. Sono solo un po'... pazzo! Comunque, in altre circostanze, sarebbe stato spettacolare. Una cosa da far accapponare i capezzoli. Invece, così come stiamo combinati ora, non c'è modo di sapere cosa succederà. Chissà se mi arriverà una ciabatta tra capo e collo. Più probabilmente ci limiteremo a un sorriso. Sarebbe già tanto. Tanto e niente.
Oggi è la settimana IED! Ho preso le ferie. Dovevo. Ho preso le ferie e poi mi chiama il caporeparto e mi fa "Mi faresti il favore di coprire un turno che il tuo collega non c'è". E io "Attaccate e tira forte!". Se, magari. Come al solito, maledetta bontà d'animo, sono andato. Alle mie condizioni (in ritardo di un'ora), ma sono andato. Quindi ciccia, niente riposo neanche 'sta settimana. Ci riconsoliamo con la spettacolare e fantasmagorica festa IED? Non credo.
Pensavo "Sono diventato un po' volgare". Sì, in effetti sono molto diverso da 4-5 anni fa, quando non dicevo una parolaccia. Qualche doppio senso al massimo, ma mi ero ripromesso di non turpiloquiare. Poi invece ho scoperto la potenza evocativa che si cela dietro a un "cazzo" o a un "vaffanculo". Però penso di essermi fatto prendere troppo la mano. Questa non è una critica verso chi ne fa un uso. Ma ad esempio, ho sempre pensato che far ridere con le parolacce sia molto più facile e molto meno nobile. Che gusto c'è a infilare un culo e due tette in una frase per provocare la risata? Non c'è creatività, non c'è ingegno, che gusto c'è? Poi sta anche in chi ride. Io rido delle volgarità, non ne posso fare a meno, anche perché si può coniugare i due mondi, ma ammiro chi riesce a far ridere senza farne uso. I parolieri, chi ti infarcisce di calembeur, o chi ha la gestualità giusta o ancora una lingua tagliente e un pensiero che va oltre. Questa è la differenza tra ridere e sorridere. Tra ridere a crepapelle e sorridere perché nello stesso tempo si prova un certo senso di ammirazione. Sì lo so, so fissato con questa cosa. Ma per me è importante. Tutto il resto è merda. Ecco, visto? Mannaggia!
Il vincente è colui il quale non ha paura di perdere.

"Quando ero piccolo tutti mi chiedevano cosa volevo fare da grande. Gli altri rispondevano: il dottore, il tranviere, l'astronauta. Io dicevo: la testa di cazzo. Sono l'unico che ce l'ha fatta."
Paolo Rossi

La Disciplina Della Terra

Ciao. Mi sono accorto di non aver salutato in tutti questi post. Scrivo cose che qualcuno si prende la briga di leggere e neanche lo saluto. Veramente maleducato da parte mia, chiedo perdono. A parte la mia coscienza sporca, oggi ho voglia di far conoscere al mondo una canzone (che poi magari il mondo conosce già) che secondo me è una delle più belle mai scritte per quanto riguarda testo e musica. La canzone è "Finché la barca va"... no! Stavo scherzando. La canzone è "La disciplina della terra" di Ivano Fossati. La canzone non so, ma è molto più probabile che conosciate l'autore. Uno dei più colti e completi cantautori italiani, scrittore di una miriade di canzoni che nessuno sa; ha scritto per Mina, De Andrè, Patty Pravo, Mia Martini, Mannoia e Anna Oxa ("Un'emozione da poco" è sua). Dicevo, la canzone. Una delle più complete anche a livello di significati. Io ci vedo tutto, che poi per me tutto è poco: c'è l'amore e c'è la vita, cos'altro conta? Ora, per evitare il solito "Copiaeincolla" di cui ho strabusato in passato, mi cimento nel "prosare" codesta canzone, consapevole e rincuorato dal fatto che Ivano non la leggerai mai (e non potrà quindi querelarmi).

La disciplina della Terra sono i padri e i figli, sono i cani che guidano le pecore. La disciplina della Terra sono tutti quei nomi dimenticati sotto la mano sinistra del suonatore. Solo l'amore non va così, irrazionale e irrequieto com'è. A me sembra di essere pagato il giusto in questa vita. In questa vita per vedere, per ascoltare e per inseguire. Ma la vita non va così come vorresti, irrequieta e irrazionale com'è. Questa è la disciplina della terra.
Ma vita mia, tu sei più bella di ieri. Vita che a tutti fai battere il cuore. Ed è questo che mi piace di te, ma non ho le parole per spiegarlo. Non so come dirtelo, ma non so chinare la testa e non la chinerò. E non voglio più aspettare, e non è il caso di aspettare. Mai più. Perché lo sai che la vita non va così come vorresti. Questa è la disciplina della terra.
Me ne stavo qui, sdraiato sul mio letto con i miei occhiali a guardare il soffitto, a innamorarmi dei colori delle cose. Ma a volte desiderare non basta, da così lontano non può bastare. Ora ho un contratto con gli angeli, e ti ritrovo di sicuro vita mia. Non so quando, forse in qualche mese d'agosto accecante o magari in un tempo meno illuso che vuoi tu.
Perché lo sai che la vita non va mai come vorresti. Questa è la disciplina della terra.

"La vita è dolore e la gioia dell'amore è un anestetico."
Cesare Pavese

Una Sosta No?

Sudo. Non il rompicapo giapponese (anche perchè sarebbe da aggiungere mezzo sedere), parlo di secrezione di liquido ipotonico. Oltre al calduccio che va e viene a suo piacimento, più di tutto e tutti è la corsa. Sudore, respiro affannoso, acido lattico a colazione. Però continuo a correre, non mollo. Stringo denti e chiudo gli occhi, anche se quest'ultimo è controproducente. Becco ogni sorta d'ostacoli, sassi, cespugli e l'altro giorno ho preso in pieno una bici. Vabbè, l'importante è non cedere. Tanto si sa che è così. C'è chi insegue e chi viene inseguito. Io ho scelto di inseguire. Ma riuscirò a raggiungere l'inseguita? Speriamo che inciampi e si rompa una gamba.
Stasera c'è l'Italia. Cioè, c'è sempre, sta qui con il suo carico di immondizia (non sta solo nel meridione, è ovunque, solo più nascosta). Comunque, stasera sarà tragedia.
La secchezza nelle fauci durante il bacio. Continuo a fare l'errore di chiedere argomenti su cui disquisire in questo blog. Qualche secondo fa, il mio collega mi propone proprio questo: "La secchezza nelle fauci durante il bacio". Ora, che volete che vi dica, non mi è mai capitato. Cioè, cosa intendeva secondo voi? Che si allappa il palato? Che lingua e lingua fanno scintille? Mah! Non mi è mai capitato di baciarmi per ore e ore. Magari intende quello, le gloriose pomiciate adolescenziali. Vabbè, la cosa non mi tocca, io da ragazzo non pomiciavo. Gestivo già una casa chiusa.

Tre Tigri Contro Tre Tigri

Ragazzi, sono andato in paranoia! Mi sono chiuso come un tossico della parola su una cosa troppo scema: gli scioglilingua! Vi devo scrivere i peggio, assolutamente. Voi direte "Chi te l'ha chiesto?". Quindi siete ancora in tempo a cambiare blog. C'è questo che è molto interessante: BlogSeNonSieteInteressatiAgliScioglilingua. Altrimenti, leggete qui.
  • Tre tozzi di pan secco in tre strette tasche stanno.
  • Ti ci stizzisci? E stizziscitici pure!
  • Ho un campo di lupini da diradare; chi me li diraderà?
  • Prendi questa barca e impegolamela e quando l'avrai impegolata disimpegolamela senza impegolarmi.
  • Treno troppo stretto e troppo stracco stracca troppi storpi e stroppia troppo.
  • Tigre intriga tigre.
  • Pure Pelé partì per il Perù però perì per il puré.

Ce ne sarebbe altri mille, ma penso che possa bastare. Sembro già abbastanza scemo così

"Sono gay, sono come vuoi, oggi sono lui da domani poi se lo vuoi sarò lei, sarò solo lei. Mi dirai come fai, come mai non lo sai cosa sei, sei diverso da noi. Ma che vuoi, sono gay fatti miei, che disturbo ne hai? Quale enorme disagio ne trai?
Daniele Silvestri "Gino e l'Alfetta"

Silenzio In Aula!

Sarà che non li so fare i discorsi. Sarà che sono io a non saper intavolare una discussione seria. Per me parlare è sapere cosa si dice e dire cose che gli altri non sanno. Per me, molto spesso, parlare con qualcuno equivale a scherzarci. "Tu non lo sai fare un discorso serio", mi dicono. Senza che gli passi per l'anticamera del cervello che io non sia assolutamente interessato a fare un discorso serio. Li sento poi i loro discorsi seri. Te ne accorgi subito. Uno dice una cosa, l'altro imposta subito la voce e comincia a dire un mare enorme e sconfinato di ovvietà. Tante, ettolitri. Nei discorsi che sento si dicono sempre le stesse cose, cose che tutti sanno. Quello d'altra parte che annuisce e risponde "Bravo, giusto", mentre la risposta corretta è "Grazie al cazzo". Sempre. Invece no, l'altro comincia anche lui a dire "E' vero, l'acqua calda è più calda dell'acqua fredda, sono d'accordo con te. Siamo proprio in sintonia". Il primo rincalza "Secondo me quando si parla d'acqua, il problema sta a monte". "Bravo, proprio così". Io ci rimango. Ancora di più quando la gente comincia a esprimere le proprie opinioni su qualcosa e le proprie opinioni sono prese pari pari da giornali scandalistici, critiche musicali e/o cinematografiche e cose che hanno detto altri amici di amici che loro rivendono per proprie. Quando si parla, la maggior parte della gente cerca di piacere all'altro interlocutore. Cerca di essere interessante, cerca di darsi un aria. La gente ci crede. Fosse facile vivere di parole, sai che pacchia. Io preferisco il silenzio. Non vi dirò che "Il silenzio vale più di mille parole" o "Capire i silenzi" o ancora "Saper ascoltare quello che si dice in silenzio". Semplicemente mi piace saper stare con persone che non si imbarazzano a stare zitte. Perché non c'è niente di male ogni tanto a non aver niente da dire.

La Parola Ai Giurati

Voglia di gridare. Così, a braccio, senza neanche canovaccio. Gridare cose senza senso invece che cercare di dire sottovoce frasi illuminate e illuminanti. Lo trovo liberante, costruttivo addirittura. Anche perchè io, diciamocelo, le cose giuste al momento giusto non le so proprio dire. Perchè magari quando non devo so esattamente cosa dovrei dire. Nella mia testa sono preciso, puntuale, tagliente e molto, molto ad effetto. Un chirurgo. Invece, nel momento in cui devo liberare la favella per dire anche semplicemente quello che penso (quindi niente di più facile che lasciar cadere le parole dalla testa fino alla bocca cercando di non farle uscire dal naso), mi blocco. Mi blocco proprio, o nel peggiore dei casi comincio a parlare come Tiziano Ferro "Volevo dirti farandara danè!". Sono bravissimo a sparare frasi a cazzo invece. Ah quelle! Guardate: "L'elefante rosa vola sui cieli di ketchup per tessere trame di nuvole a mò di cotton-fioc!". Visto?
A proposito. Ero così preso da altre faccende che dimenticavo la svolta. E' finita. Dopo tre anni di gioie a sfumare e dolori a salire è finita. Non mi va di fare sentimentalismi o parlare di ricordi, incazzature, piaceri e dispiaceri. Soltanto, parafrasando un celebre frase, pure 'st'esperienza se la semo levati dalle palle!
Chi ama davvero sospira al proprio amante quello che vorrebbe urlare al mondo (bella questa, so proprio forte!).

"Il numero è importante, dà peso alle parole per questo tu ogni volta prima pensale da sole e se ci trovi il minimo indizio di violenza ricorda che si eleverà all'ennesima potenza"
Daniele Silvestri "Voglia di gridare"

E Ti Pare?

Ci siamo quasi. E non potevo non intervenire su questo blog. Ve l'aspettavate eh? E ti pare che mo' quel coglionazzo di Simone non si mette a fare dello spirito sull'imminente tesi. E ti pare che non parliamo di come andrà tutto bene o tutto male, sto bene sto male. E ti pare che non dirà come non ce ne frega niente della tesi anzi siamo contenti che è tutto finito, noi giovani virgulti che solo tre anni fa scalpitavamo ansiosi. E ti pare? E infatti.
Oggi sono contento. Va che a me basta veramente poco per farmi felice. Un piccolo gesto e PAM!, la giornata mi si alza di dieci punti percentuali. C'ho il MIBTEL felicità che ha raggiunto picchi storici. Vendi! Vendi! No davvero, son contento, non so bene perché. Cioè, lo so, ma una persona normale non sarebbe poi così contento per una cosa del genere. Vabbè, le solite storie.
Vi voglio raccontare una vera storia, invece. Venite, sedetevi vicino a me. Questa è la storia di uno di noi, nato per caso anche lui in Via... no, un momento. Non questa, intendevo quest'altra. C'era una volta, in un grande prato verde dove crescono speranze che si chiamano ragazzi... no cazzo, mi confondo. Scusate. Non capisco, forse è la fame che quest'assurda dieta forzata mi fa patire. Mi andrebbe proprio la pa-pa-pa-pa-pappa col po-po-po-po-pomodoro!
Quanto mi va di scrivere oggi. E' la felicità! Ma no, è un'altra cosa. Ma non la posso dire qui. Non posso neanche darvi un suggerimento altrimenti il notaio s'incazza. A proposito di un notaio e un giudice: ieri ho visto Morgan dal vivo. Dal vivo e vegeto. E' stata un'esperienza, nessun aggettivo a supporto del sostantivo. Semplicemente un'esperienza (c'ho messo un avverbio per farvi contenti va'!). Che tipo. Una faccia da schiaffi che non smetteresti mai d'ascoltare. La musica poi è stupenda, anche quando si esprime nel massimo della tragicità. Niente da dire. Voto: 9.
Oggi vi faccio sudare. Sentite la brezza che tira oggi a Roma. Fresca come una fetta di cocomero, così fresca che stavo a rischio squaraus ma ho resistito. Stoico, quasi Stojckov. In verità sono completamente guarito, tanto che mi sono permesso di fare la nottata in bianco a vedere un film, giocare e sentire musica a petto nudo in giro per casa. Lo ripeto per ricche e bavose vecchiarde incartapecorite in cerca di un ragazzo da mantenere: "A petto nudo in giro per casa"! Mi faccio schifo da solo.
C'è qualcuno che è arrivato fino qui a leggere? Ma va'? Io sto scrivendo solo per rompere le palle a quei due, tre che ogni tanto danno una letta. Comunque bravi, se siete arrivati fino qui vi voglio bene. Davvero. A una ne voglio un po' più degli altri ma non ve la prendete. Gelosoni!
Se, mo' ti pare vado anche a scrivere l'aforisma. Ma va va!

"E anche la canzone? Ma va va!"
Simone Giambartolomei "Ho scritto abbastanza"

Intestini Tenui

Eccomi servito. Mister "Ultimo Minuto", Signor "Vado di Corsa", Esimio "Mettece 'na Pezza". Sempre di corsa, nei giri finali, a cercare di recuperare un risultato che sembra ormai perso. E non è detto che ci riesca. Ad esempio, proprio ora, alle 3.00 di notte, con dolori lancinanti allo stomaco che mi perseguitano da giorni, invece di finire quello che devo finire a tutti i costi, mi prendo una piccola pausa per sparare cazzate di cui nessuno sentiva il bisogno. Sono proprio stronzo, me lo dico da solo. Però che ci posso fare? Se io non sento la pressione, niente, non mi smuove neanche una quarta di reggiseno.
Da un po' di giorni se ti avvicini al mio stomaco puoi sentire il mare. Il mare d'inverno però, burrascoso e violento. Sembro una teiera in perenne ebollizione, anzi come se avessi ingoiato uno Yorkshire con la tosse. Presente la tempesta al di fuori della tua stanzetta? Oppure il rumore stagnante della lavastoviglie in funzione? Forse quel che ci si avvicina di più è il rumore delle ciabattine di gomma di due innamorati che si infrangono sulle onde che tracciano contorni sulla spiaggia umida. Che modo poetico di parlare dello squaraus!
Frase romantica #32: "Ti amo così tanto che per te laverei la macchina".

"Solo che pensavo quant'è inutile fannenisnade credere di stare bene darendedo de!"
Tiziano Ferro "Non me lo so denfane"

La Vita È Un Giallo

"Tutto molto strano. Molto, troppo strano. Il letto era perfettamente in ordine e tutto lì intorno puzzava di sangue. Puzzava da soffocare, così come l'aria putrida che stagnava nella stanza. Con il mio fazzoletto m'avvicinai al letto. Convinsi stomaco e cervello a tirare via le coperte per scoprire cosa ci fosse sotto. Non fu molta fatica. Lo spettacolo che si presentò era raccapricciante,
direbbe qualche poliziotto ormai in pensione ai suoi nipoti, seduti intorno a lui per sentire qualche storia paurosa. Per me era semplicemente crudeltà umana. Quella che non insegnano, quella che tutti nascondono dietro specchi di dolori infantili e pareti d'amor perduto. Quella crudeltà rinchiusa in noi, in quella gabbia di buonismi e precetti cattolici, che aspetta solo il momento giusto per evadere. Quel giorno, in chissà quale momento, era successo."

Questo è uno stralcio dall'ultimo libro di Andrea Camilleri intitolato "Monta Albano, che te porto a fa' un giro". Io intanto vegeto.
Domande, solo domande. Domande che come risposta hanno un'altra domanda. E forse la risposta alle mie domande è veramente una domanda. Non è uno scioglilingua, ragionavo su come procede, o dovrei dire come non procede questa situazione. Sembrerà strano, ma la risposta è in un passo della bibbia. Dove, come direbbe Guccini, la risposta è in una voce che chiederà "Shomèr ma mi-llailah?". A che punto è la notte?
Non so perchè, ma so che questo è quello che voglio fare.

"La notte sta per finire ma l'alba non è ancora arrivata. Tornate, domandate, insistete."
La Bibbia "Isaia, Capitolo 21"

'Na Giacca E 'Na Cravatta

"Dottore non mi sento considerato". "Avanti un altro"! Che palle quand'è così, quando la mia mente comincia a viaggiare fino a crearsi migliaia di storie, tutte giuste e tutte sbagliate. Chi può sapere la verità? Io no di certo, ma tra non sapere e sapere è sempre meglio erudirsi. Erudirsi, non nel senso che ho prurito e mi erudisco. Comunque è una situazione brutta brutta, solo per me, ma brutta. E che dovrò risolvere prima o poi. Perchè il mio umore non può essere dettato da una manciata di byte.
Oggi cena! Che figata quando c'è gente a casa. Poi nanna perchè domani ho un matrimonio. No, non ho optato per il suicidio, io sono ancora semi-libero. Il matrimonio è di un'amica. E per la prima volta dopo la cresima, i miei mi hanno convinto a comprare un vestito elegante. Io volevo venire in jeans e camicia (per me il massimo dell'eleganza), ma dopo un lungo dibattito (litigio sanguinolento) ambo le parti (mia madre) hanno deciso che era proprio il caso di vestirsi giacca e cravatta (però paga lei!). Così dopo un lungo pomeriggio a dare spettacolo a zie, cugine e amiche, al secondo piano di un negozio sulla Tuscolana ho scelto la mia suite. Completo nero, a righe lucide, camicia viola scuro e cravatta sottile nera. Very Morgan. E devo ammetterlo. Mi piace.

"Mi hanno detto che un uomo dovrebbe essere fedele e dovrebbe camminare anche se non può, e combattere fino alla fine... ma io sono solo un essere umano..."
Michael Jackson "Will you be there"

Esercizi Di Stilo

Scrivo ma non è che ne abbia tanta voglia. Poi non so cosa scrivere e va a finire che uso questo blog come un pallossissimo diario personale. A proposito, ieri si è successo che... no no, basta. Dovrei usarlo come sussidiario, come blocco per i miei esercizi di stile. Per esempio potrei scrivere una lettera a un improbabile papà sudamericano che non ho mai conosciuto. Come attaccherei? Caro babbo? No. Forse "Hola Babbo!". No. Meglio dire "Grandissimo pezzo di stronzo". Sì. E continuerei dicendo "Fanculo tu e la Carrà, che se si azzarda a portarti qui ti rispedisco in Bolivia a calci nel culo". Una cosa del genere.
Ecco l'idea creativa! La lista della spesa, però romanzata. C'era una volta un litro di latte che lungo un sentiero di Cheerios al miele incontrò un sacchetto di American Bread. Il sacchetto era molto stanco ed era seduto su un barattolo di crema al latte. Era lì che piangeva succo di pera e urlava "Pasta! Pasta! Non ce la faccio più". Poi... Aspetta, come ce le metto le frattaglie di pollo? No basta, che palle. E poi sicuramente la userà Baricco per il suo prossimo libro questa idea. Solo che la sua sembrerà una figata.
Ora mi metto ed elenco tutte le parole che conosco che iniziano per "Y". Allora... Ypsilon. Poi... c'è anche... cosa là... Ying, e poi pure Yang. Tiè, già siamo a tre. Roba seria. Potrei continuare per ore, ma anche no.
Ho aspettato tanto, e finalmente posso cominciare ad attendere.

"Aver paura di innamorarsi troppo, non dire niente per non sciupare tutto. Voler restare e invece andare via è proprio un vero dolore..."
Lucio Battisti "Aver paura di innamorarsi troppo"